F-f-f-f-fashion! (part one)

October 2, 2007 at 10:05 am 12 comments

Levami gli occhiali, pettinami come Cristo comanda, mettimi un po’ di trucco e un’espressione appropriatamente malmostosa in faccia, e io a dodici-tredici anni potrei quasi sfilare. Vabbè, non ho ancora le tette e la mia statura non è quella definitiva, ma sono una taglia-nulla montata su due gambe infinite. Ho le ossa sottili e le spalle larghe. Nel 1984, però, le magrissime non sono di moda: la figura femminile dominante è la Fast Food. Questa antesignana della Velina, seni generosi esposti come merce sulla bancarella di un reggiseno imbottito, microgonna a balze, trucco vistoso e calze contenitive invisibili, si accompagna alle Ragazze Cin-Cin nelle fantasie degli ometti d’Italia. Le curve – anche quelle un po’ abbondanti e debordanti – sono in; l’aspetto emaciato da prigioniero del lager è decisamente out. Così sia: c’è gente che si lascia morire di fame pur di raggiungere la forma fisica che io, a dodici anni, considero con disperazione nello specchio.
Nel mio piccolo paese, in cui la chiesa è l’edificio più grande e il cuore del centro abitato, la tendenza è a dare meno nell’occhio possibile. L’adesione a qualsiasi moda, corrente, cultura o controcultura è considerato segno di grave insubordinazione. I genitori si torcono le mani, spiano i diari, temono che i figli prendano la ddddroga. Non si capisce bene da dove potesse arrivare, questa dddddroga, dal momento che siamo guardati a vista ogni minuto: se non siamo a scuola, siamo agli scout. Se non siamo agli scout, siamo a casa. Se non siamo a casa, basta fare mezza telefonata: siamo sempre a casa di qualcun altro. Ma sto correndo avanti.
Devo tornare al 1984, dove comincia tutto.

La cosa drammatica dell’essere adolescenti brutte negli anni ’80 è che l’abbigliamento non aiutava. Il trend generale di questi anni era: mettiti quello che vuoi, basta che sia sformato, storto, fluorescente, lucido o tutte queste cose insieme. Madonna (alla quale, mi rendo conto, dovrò dedicare un capitolo a parte), per esempio, era una maestra nell’indossare contemporaneamente roba lucida, dalla forma incerta e con gli orli cuciti di sghembo, vedi alla voce “video di Like a Virgin”.
Spenti che si furono gli ultimi fuochi della disco, tragicamente rintracciabili in certe tutine integrali di Viola Valentino a Discoring, la parola d’ordine degli anni ’80 era “postatomico”. Si viveva tutti nella caga tremenda di un attacco nucleare che avrebbe visto sopravvivere solo gli scarafaggi, ma gli stilisti non volevano farsi cogliere impreparati. Ed eccoti nascere il day-after chic: abiti stracciati in varie tonalità di grigio e beige, stivali scesi sulle caviglie, vestiario sovrapposto a strati, e soprattutto quei bellissimi capelli fritti dalle permanenti e dalle decolorazioni, assicurati con un fioccone floscio o lasciati a penzolare su un occhio. Vi stupirebbe sapere quante ragazze degli anni ’80 abbiano avuto bisogno di occhiali correttivi a seguito di un taglio di capelli mal consigliato.
“Postatomico”, in realtà, era marginalmente meglio che “dark”. Lo stile gotico, che nei decenni successivi si è fuso con quello fetish, all’inizio degli anni ’80 è al suo massimo splendore, all’apice del suo legame con il punk. Capelli neri, gonfi di lacca; rossetti rosso scuro, prugna o neri; mezzi guanti di pizzo; calze a rete strappate; occhi bistrati; balli drammatici. I dark invadono la penisola, ingaggiano lotte con i paninari, incarnano una ribellione giovanile oscura e sgradevole alla vista. Sono, in pratica, degli adolescenti in tutto e per tutto uguali agli altri, ma vestiti infinitamente peggio.

Abbigliare una ragazzina di un metro e settanta, in quegli anni, è una mezza tragedia. I vestiti per la mia taglia praticamente non esistono, e comunque io cresco molto più in fretta di quanto fosse ragionevole aspettarsi anche in una famiglia di pertiche come la mia. Sembro una pianta di fagioli: la mia tendenza verticale è costante, ha del miracoloso, a scapito della tridimensionalità, che lascia ancora a desiderare. Per cui no, non ho bisogno di reggiseni, ma i miei polsi sbucano dalle maglie e le caviglie dai pantaloni una settimana per l’altra. Smetterò solo a diciannove anni: ed è già il 1991.
Mia madre fa fronte all’emergenza come può. In famiglia i soldi non bastano certo a comprare continuamente abiti nuovi: così lei si arma di Burda moden, mensile tedesco per massaie con il pallino del fai-da-te sartoriale, e affina l’arte di ritagliare cartamodelli ricalcando le forme pre-stampate, avendo cura di lasciare qualche centimetro di più per accomodare la mia lunghezza. È così che io mi aggiro per buona parte degli anni ’80 vestita come una tedesca dell’Est; mentre le mie amiche, più abbienti e meglio strutturate, vengono portate dai genitori a comprare jeans firmati e felpe oversize con la manica a pipistrello e lo scollo a barchetta.

Quello che ci dimentichiamo dei primi anni ’80 è che sono a loro volta anni di revival. Il punk, vera forza dirompente che negli anni ’70 ha scatenato la rivoluzione, ha incontrato il riflusso. Sono tornate di moda le gonne a ruota con sottoveste e le vite strizzate degli anni ’50, gli occhiali a gatto e le calzine corte alla caviglia dentro le scarpe. Lady Diana indossa camicette vittoriane con colletti rotondi e merlettati, e Madonna suscita scandalo perché usa il sotto al posto del sopra, ma di fatto è più coperta delle stelline pop che oggi sostengono di offrire il proprio corpo al Signore. I costumi da bagno sono sgambatissimi ma interi, e tutto si concentra nel trucco: vistoso, eccessivo, pesante. Occhi e labbra in evidenza, zigomi iridescenti, sopracciglia folte e drammatiche. Pat Benatar interpreta una prostituta nel video di Love is a Battlefield, senza sembrare molto più volgare delle altre cantanti e cantantine che guardiamo su Videomusic. Tra l’altro, ci sarebbe da aprire tutta una parentesi su come il ballo in coppia fosse la metafora più in voga per indicare l’esercizio del meretricio: magari poi ci arrivo.

(continua…)

E per chi si fosse perso le prime puntate:

Prologo
Last night I dreamt that somebody loved me

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Last night I dreamt that somebody loved me smemo(rabiblia), 1

12 Comments Add your own

  • 1. » F-f-f-f-fashion! (part one)  |  October 2, 2007 at 10:14 am

    […] in the Eighties inizia ad affrontare il problema da oggi. Puoi lasciare un messaggio, o utilizzare il trackback direttamente dal tuo sito oppure […]

    Reply
  • 2. miic  |  October 2, 2007 at 12:27 pm

    Curiosità: quest’estate per le strade di Atene ho visto un’ondata di filologicissimo revival dark. Ragazzini e ragazzine greci tutti abbigliati – e soprattutto acconciati – come Robert Smith

    Reply
  • 3. Michi  |  October 2, 2007 at 12:30 pm

    dio mio se è vero… io mi sento male dal ridere. Non solo dal ridere però, se penso che la mia personalità attuale è ipertrofica soprattutto perchè negli anni 80 somigliavo a samantha fox e tutti pensavano che fosse una cosa fighissima. (per intenderci: avevo i capelli tinti, tette sesta misura e l’altezza di un comodino). Mi vergogno tanto.

    Reply
  • 4. Andrea  |  October 2, 2007 at 12:57 pm

    …e Stu-stu-studioline studioline de l’Oreal?

    Reply
  • 5. Andrea Beggi  |  October 2, 2007 at 1:21 pm

    In effetti la Lambada è uno dei crimini contro l’umanità. E la tipa che mi piaceva (tanto) all’epoca, per la quale naturalmente ero “un grande amico”, non voleva ballare altro….

    Reply
  • 6. Giulia  |  October 2, 2007 at 1:24 pm

    Ai balli ci arriviamo con calma 🙂

    (Ovviamente, tutto quello che mi viene suggerito nei commenti è prezioso carburante: la memoria fallisce e spesso tralascia cose importantissime.)

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  • 7. Blimunda  |  October 3, 2007 at 6:52 am

    Io che come Michi a 14 anni ero tendenza Samantha Fox, ricordo di essere andata in giro con jeans una spanna sopra la caviglia modello “hai l’acqua in casa” che tagliavano ulteriormente le gambe, semmai ce ne fosse stato bisogno, nastro di pizzo nero fra i capelli, camicia di flanella a quadrettoni rosa e giaccone Slam verde prato rigido come un baccalà. Alternativa: la mini di jeans con le calze (BIANCHE!) di pizzo. Chiedersi “come ho potuto” è superfluo.

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  • 8. nenenina  |  October 3, 2007 at 7:17 am

    Io ricordo con orrore le pettinature. Avendo capelli drittissimi e sottilissimi per me era veramente un dramma riuscire a tenerli gonfi, mossi e cotonati come doveva essere negli 80. Quintalate di spray iper-fissante con il risultato di trasformare la mia testa in un enorme carta-moschicida!

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  • 9. Superqueen  |  October 3, 2007 at 7:43 am

    Fino ai sedici anni avevo una pettinatura alla Margaret Thatcher. Se ci penso, mi viene ancora da piangere.

    Reply
  • 10. Giulia  |  October 3, 2007 at 7:48 am

    Se fate così, mi costringete a posporre la pubblicazione della parte sui capelli. Solo per ingolosirvi 😀

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  • 11. isadora  |  October 3, 2007 at 1:58 pm

    Le calze bianche di pizzo di Blimunda le avevo anch’io e le portavo coi Camperos (mah) e ricordo anche un miniabito-maglione d’angora che adoravo. In pratica: un sacco di patate. Prima ancora le felpe tagliate “in casa” e portate a strati e le Vans intonate. Il tutto coronato da una testa di riccioli acconciati a mo’ di funghetto (taglio pari, riga da una parte). Un incubo.

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  • 12. silva  |  October 17, 2007 at 12:24 pm

    anche io anni 80, anche mia mamma burda moden!

    Reply

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