Music non stop

November 12, 2007 at 9:42 am 11 comments

Se dico “musica degli anni ’80”, voi cosa pensate? Duran Duran, dai, ditelo. Ché c’è sempre quello che storce il naso e ti dice che lui ascoltava gli Smiths. O gli XTC. O i Blondie. O Bowie. Vabbè. Come a dire, voi proletari retrogradi con i vostri Vamos a la playa e le vostre Kalimba de luna.
Gli anni ’80 sono i Duran Duran e i Duran Duran sono gli anni ’80. Fra il gruppo e il periodo c’è una perfetta sovrapposizione estetica e sonora, e forse anche ideologica. Simon Le Bon a cavalcioni della prua di una barca in Rio, con i capelli fonati e schiariti, la giacca aperta, i piedi scalzi, è tutti gli anni ’80 che ci servono. Come lo è il suono: artificiale, sintetico, barocco a tratti. Nonostante la produzione di Nile Rodgers, che affonda sui bassi, i Duran Duran suonano inodori e insapori come la plastica. Eppure le canzoni non sono male: sono invecchiate, ma conservano una loro dignità come classici del pop.
O forse sono io che li sento così, per imprinting; mentre ai più giovani e meglio formati fanno decisamente schifo. Non serve scomodare Proust per descrivere la sensazione di liquida malinconia che mi invade quando Save a Prayer viene suonata senza preavviso alla radio. Save a Prayer è tutte le mie cotte, le mie sofferenze e le mie speranze in una canzone sola, tutta un’adolescenza di brividi a perdere mentre il resto del mondo, quantomeno, provava a viverseli.

Appartengo alla generazione che si è formata un’immagine dell’amore basata su Candy Candy e l’ultima scena di Il tempo delle mele, quella in cui Vic smette di ballare con Mathieu, si avvinghia a un altro ragazzo e improvvisamente ha quell’espressione: quella lì, che tutte noi abbiamo avuto o sogniamo di avere quando mettiamo le braccia intorno al collo di uno che ci piace. Quell’espressione fra il delirio e l’estasi, occhi al cielo e labbra semiaperte. Il volto del deliquio d’amore. Che non si può proprio avere, senza almeno un paio di cuffie e Richard Sanderson che ci sussurra Reality nelle orecchie.


Girls just wanna have fun

In casa c’erano un disco di De André, un Del mio meglio di Mina, qualcosa degli Aphrodite’s Child, molta classica, Emozioni di Battisti e una pila di 45 giri graffiati oltre ogni possibilità di esecuzione, eredità di mio padre e dei miei zii: che li tenevano proprio così, uno sopra l’altro vicino al piatto del giradischi in casa di mia nonna, le custodie perse chissà dove, e così sono arrivati a me.
I miei genitori non amano la musica. La ascoltano, certo, ma in maniera ripetitiva. In un Natale un po’ triste, il mio unico regalo è la cassetta di Blues, unico disco di Zucchero con cui io sia riuscita a stabilire un rapporto. Certo, risentirla a rotazione in macchina con mio padre per un anno ha contribuito a farmelo mandare a memoria: nell’autoradio girano solo quello, l’album antologico di Quelli della notte, un greatest hits dei Platters e qualche cassetta di musica tradizionale calabrese.
Barbara ha Thriller e Tubular Bells, e un sacco di altri dischi bellissimi a me sconosciuti. Li mettiamo sul piatto dello stereo – lei ha uno stereo: a casa mia c’è solo un giradischi a valigetta, pieghevole, che riproduce tutto in mono, come in mono sono i dischi che possediamo – e balliamo nel suo soggiorno. Ascoltiamo Madonna, incorporiamo dettagli del suo abbigliamento nel nostro modo di vestire: un fiocco, un paio di calzini (quelli gialli fluorescenti sono perfetti), un paio di fuseaux di un colore improbabile. A proposito, mi sa che non l’avevo detto: i miei erano verde rana.

Barbara è una fan dei Duran Duran, negli anni in cui ci si divideva fra Duran Duran e Spandau Ballet. Nessuna di noi ascoltava punk, rock o indie: il primo ci arrivava solo codificato come stile di abbigliamento, senza che ne avessimo mai sentito una nota, il secondo era temporaneamente morto (sarebbe stato resuscitato per il pubblico consumo dai Guns’n’Roses), e il terzo sarebbe affiorato alla mia coscienza solo nel 1993, quando i Pixies si erano già sciolti, e gli Smiths anche.
Barbara è una fan dei Duran Duran, ha i poster, ha un suo preferito (John Taylor) e mi chiede di scegliermi un preferito. Mi scelgo Roger Taylor, un po’ perché avanza, un po’ perché Simon Le Bon è troppo grasso, Nick Rhodes ha troppo trucco e Andy Taylor è un nano. Ché poi questa cosa che nei Duran Duran ce n’erano tre che si chiamavano Taylor e non erano parenti fra di loro è una di quelle coincidenze fantastiche, come se nei Finley ce ne fossero tre che si chiamano Brambilla e non sono parenti fra di loro.
Ascoltiamo però anche gli Spandau Ballet, certo. Guardiamo Videomusic. Deejay Television. C’è una rubrica che si chiama “Sing a Song”, con le parole delle canzoni che scorrono sotto ai video. Sorrisi e Canzoni pubblica i testi dei grandi successi da classifica. Io li ritaglio, li raccolgo.
La più grande fan dei Duran Duran, tuttavia, è Lara: che ha tutti gli album originali, le cassette, i bootleg. È attraverso lei che mi innamoro seriamente di certe canzoni, l’eleganza gotica di The Chauffeur, la produzione erotica di The Seventh Stranger, i grandi singoli e le piccole cover sconosciute. I Duran Duran non sono mai stati un “gruppo della vita”, non come gli a-ha, per dire, o i Manic Street Preachers e i Radiohead nell’età della ragione. Ma sono stati, a loro modo, importanti.

Scoprire la musica – anche le sciocchezze che hanno ballato una sola stagione, Drum Theatre, Cutting Crew, Nu Shooz, Jill Jones, Caroline Loeb, À Cause des Garçons, Johnny Hates Jazz, Breathe, Picnic at the Whitehouse, Breakfast Club, Heartbeat UK, Transvision Vamp – è il mio primo vero atto di insubordinazione. Quando vado male a scuola, mio padre mi sequestra la vetusta Philips con mangiacassette che uso per ascoltare musica in camera. Mi procuro delle batterie e un walkman, chiudo a chiave la porta, ascolto le mie cassette in cuffia mentre studio. Voglio provare che posso avere un interesse che non sia la scuola, che peraltro non mi interessa così tanto e se ne facessero una ragione: la scuola mi annoia, mi disturba, mi mette ansia. Tutto meno che gioia. La musica mi dà gioia. Per questo rompo la regola, disobbedisco.

Non credo di aver parlato di Fabio, finora. Insieme ad Alberto, e anche dopo Alberto, è il mio amico da cameretta, il più fantasioso, quello con cui è più facile far evadere l’immaginazione dalla bucolica piattezza di San Giovanni, in direzione di New York, Los Angeles, Parigi.
Ci siamo conosciuti sulle altalene dell’Estate Ragazzi, un giorno che non c’è nessuno. Passiamo molto tempo ad ascoltare Madonna. Fabio è – tuttora – il più grande fan vivente della Ciccone. Anche critico, feroce, che Erotica gli faceva schifo, e quando esce Ray of Light (ma sono anni dopo, ovviamente) è felice come un marito che si era ormai rassegnato a una convivenza senza emozioni, e all’improvviso trova un nuovo entusiasmo nella sua compagna. A casa di Fabio vedo Sex, che mi sembra un po’ una cagata, e vedo la videocassetta del famoso concerto di Torino “Siete pronci? Siete caldi? Bene, ànchio!”
Fabio e io facciamo il Vogue. Fabio e io cantiamo. Fabio e io scriviamo storie insieme, anzi, scriviamo storie e ce le scambiamo, siamo uno il primo lettore dell’altra. In sottofondo ci sono Madonna, Ofra Haza, Mylène Farmer, Guesch Patti. A Fabio, si capisce, piacciono le dive.

(continua…)

Vedi tutti i post precedenti in Acceptable in the Eighties.

Advertisements

Entry filed under: Acceptable in the Eighties. Tags: , .

On either side of the political fence (part II) Music non stop (part II)

11 Comments Add your own

  • 1. » Music non stop  |  November 12, 2007 at 9:50 am

    […] arrivato: musica e sesso (o mancanza di). Al solito posto. Puoi lasciare un messaggio, o utilizzare il trackback direttamente dal tuo […]

    Reply
  • 2. Melyanna  |  November 12, 2007 at 1:32 pm

    Nuuuu! Non hai citato gli Europe! Io ci sono cresciuta con gli Europe e The Final Countdown per me è la colonna sonora degli anni 80!
    (E l’unica cosa che salverei di quel periodo…)
    Complimenti per il blog: è una lettura piacevolissima!

    Reply
  • 3. Giulia  |  November 12, 2007 at 1:39 pm

    Ci arrivo, ci arrivo.

    Reply
  • 4. Superqueen  |  November 12, 2007 at 5:20 pm

    Leggere questi ricordi è confortante in maniera unica, è come un po’ rivivere il proprio passato, ascolto dei Transvision Vamp compreso 😉

    Reply
  • 5. Giuliana  |  November 14, 2007 at 3:25 pm

    Ecco, stavolta mi sento tagliata fuori. Sarà che ero troppo piccola per avere una sana mania per i Duran, sarà che avevo 12 anni quando è uscito Nothing like the sun e sono passata direttamente dall’ascolto di Eros Ramazzotti (individuo che ora detesto profondamente ma non mi ritengo responsabile per la maleducazione musicale che ho ricevuto…) alla scoperta di Sting e dei suoi album solisti e alla riscoperta dei Police…
    Però ricordo bene i pomeriggi trascorsi davanti a Deejay Television, dove ogni tanto passavano video considerati vecchi (mio Dio, ma se Girl just want to have fun era vecchio nel 1987, adesso che mia sorella Marco lo ascolta di continuo come lo posso considerare?!?), e ho qualche vaga rimembranza di Rick Astley, dei Pet Shop Boys e di qualcun altro che non mi viene in mente… Ma di sicuro riconosco se lo sento nell’etere!
    Insomma, io i Duran li ho visti per caso una volta, erano già rimasti in 3 quando sono riuscita a sentire le loro canzoni, ho visto con anni di ritardo Sposerò Simon Le Bon, su cui con il senno di poi posso dire solo che era meglio di Notte prima degli esami…
    Insomma, di questo post posso ritrovarmi esclusivamente nel Tempo delle mele. Ma guai a chi me lo tocca!!!

    Reply
  • 6. Giuliana  |  November 14, 2007 at 3:26 pm

    Scusate, nel post precedente ho fatto a botte con la lingua italiana. Purtroppo non posso correggere…

    Reply
  • 7. JayDB  |  November 21, 2007 at 10:02 pm

    Leggo in ritardo, commenti compresi e… devo dire a Giovanna che io non ho visto “Notte prima degli esami”, ma visto che tanto ne hanno parlato, scritto e bla bla bla, non può, dico NON PUO’ essere meglio di “Sposerò Simon Le Bon”. “Sposerò Simon Le Bon” era come il film di Ambra! Non “Saturno contro”, ovviamente, ma quello dei tempi di Non è la Rai. Una roba inguardabile senza possibilità di riscatto alcuno, neanche se venisse fuori un Quentin Tarantino a osannarlo.

    Reply
  • 8. Michè  |  November 30, 2007 at 3:41 pm

    Io penso ai Depeche Mode, un decennio in bilico tra People are people e It doesn’t matter two. E poi Tears for Fears, Purple rain di Prince e il primo album dei Technotronic. E naturalmente i Police. 🙂

    Comunque questo blog è splendido, anche per me che in quegli anni ero bambino. Ero piccolo, ma ascoltavo la musica di mia sorella, più grande di me.

    Ci sono gruppi che ho scoperto solo recentemente (Ultravox e The Cure in primis). Duran Duran è uno di quelli. Però ammetto, non sono un loro grande fan.

    Reply
  • 9. Dielle  |  January 9, 2008 at 7:51 pm

    credo di fare cosa gradita segnalando i 3 minuti iniziali del film “music & lyrics”… così “pop” così deliziosamente anni 80, che non conosco nessuno della mia *era* (trentenni o qualcosa in più) cui non scappi un sorriso vedendolo….

    Reply
  • 10. Giulia  |  January 9, 2008 at 7:57 pm

    Cosa graditissima, indeed.
    Mi toccherà vedere il film, adesso!

    Reply
  • 11. Dielle  |  January 10, 2008 at 12:39 am

    il film in realtà si svolge ai nostri tempi, ma l’ho trovato molto molto gradevole, con un hugh grant particolarmente in parte, e io non amo (eufomismo) hugh grant. ma quando si esibisce con il repertorio dei “pop” è troppo divertente… 🙂

    Reply

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

Trackback this post  |  Subscribe to the comments via RSS Feed


Recent Posts

Blog Stats

  • 15,216 hits

Categories


%d bloggers like this: